Perché ho aperto il blog come faccio la mamma

Perché ho aperto il blog come faccio la mamma

Un bel giorno ho desiderato aprire un blog per parlare della mia vita da mamma. Eppure son passati quasi due anni dalla nascita di Michelle. Mi sono chiesta perché mi fosse venuto questo desiderio solo allora e con la domanda è arrivata anche la risposta: prima non sarebbe stato il caso di condividere le mie esperienze perché non sarebbero state di aiuto, cause le mille paure e ansie sul soggetto. Lì ho capito che mamma si diventa e non si nasce. 

Ora, a distanza di due anni, mi sento in grado di aiutare qualcun altro perché ho una figlia stupenda, che cresce benissimo e scoppia di salute. Posso dimostrare con i fatti, prima di tutto a me stessa, che le mie idee e modi di fare sono fondati. 

Ci tengo a raccontare un po’ di verità che non si può capire se non la si vive. 

Ho trascorso parte della mia gravidanza in una condizione di “semi incoscienza”, tante sono state le volte in cui ho vomitato. Una volta nata Michelle la mia vita si è trasformata e ho avuto la sensazione di vivere un incubo. Ho avuto l’impressione di non esistere più. Mia figlia voleva SOLO me, sia di giorno che di notte. Questo significa tante rinunce e sacrifici per una persona che fino a poche ore prima non doveva dare conto a nessuno.

Prima della nascita ho deciso fermamente che avrei allattato. All’atto pratico però il latte è arrivato dopo oltre sette giorni dal parto (cesareo). Nonostante questo ho lottato affinché il mio corpo rispondesse ai comandi senza mai cedere. Questi sette giorni sono stati i più brutti della mia vita. Mi laceravo all’idea di non essere in grado di prendermi completa responsabilità della vita di mia figlia non riuscendo a darle il nutrimento di cui necessitava. Provavo dolore fisico dovuto all’intervento, come anche dalle ragadi, ma niente mi ha fermata, nemmeno le tentazioni da parte della gente, dal mio punto di vista poco saggia, che ti indica altre strade che però vanno contro natura. Non ho mollato, anche se questo ha significato aver tenuto addosso a me (letteralmente) mia figlia per ore e ore durante il giorno, non avendo la possibilità di andare in bagno e men che meno di andare fuori a vedere cosa stava succedendo nel mondo. Magari uscivo per andare a fare visita a qualcuno, o andavo al parco, e passavo tutto il tempo con Michelle in braccio ad allattare. Ma ce l’ho fatta e tutti questi “sacrifici” sono stati ben ripagati e oltre. 

Una delle cose più importanti che ho capito è stato di seguire il mio istinto senza farmi condizionare da altri. Ho sviluppato l’abilità di zittire chi mi dava “indicazioni” o “consigli” per me sbagliati, nonostante questo abbia significato aver messo in cattiva luce me stessa ed il modo in cui stavo tirando su la mia bambina. Ho capito di non dover dimostrare niente a nessuno dato che non c’è persona migliore di me che possa prendersi cura di Michelle. 

Sull’allattamento ne ho sentite di tutti i colori. Su come cresceva mia figlia lo stesso. Sui miei metodi di svezzamento poi… Su come la facevo mangiare da sola, sul fatto che non ha camminato fino ai 17 mesi, eccetera eccetera. Potrei scrivere un libro solo sulle assurdità di cui le mie orecchie sono state vittima. Però ho fatto sì che il mio cuore e la fiducia in me stessa non ne risentissero.

Io avevo ragione e lo dico perché lo dimostrano i risultati. 

Con il mio blog l’intento è quello di aiutare altre mamme, o chi sta vicino a queste, ad affrontare con molta più calma le svariate fasi naturali che una gravidanza comporta, così come l’allevamento del bambino che si è deciso di mettere al mondo. 

Spesso a noi mamme basterebbe anche solo un semplice incoraggiamento più di tante parole che fanno aumentare le paure ed incertezze. Io voglio essere una di quelle che lo fa perché mi sarebbe piaciuto riceverne di più quando ero in difficoltà. 

Non intendo trasmettere l’idea che siamo circondati da nemici. Nel mio cammino di mamma ho incontrato diverse persone speciali che mi hanno aiutata veramente. Ma quando le incontrate si riconoscono e c’è da fidarsi sempre del proprio istinto anche in questo caso. 

Potrei scrivere ancora molto su cosa mi ha spinto ad aprire questo blog ma penso di potermi fermare qui. 

Anzi, ci ho ripensato!

Il desiderio più grande che ho è di lasciare a mia figlia le “prove” che le facciano capire che tipo di mamma ha avuto (senza peli…sulla lingua), di quanto l’abbia amata e di come abbia accettato di stravolgere la propria vita per permettere alla sua di esistere!   

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